
PECCIOLI
Peccioli (pronuncia Pèccioli [ˈpɛtʧoli]) è
un comune italiano di 4 648
abitanti[2] della provincia di Pisa in Toscana.
Il territorio di Peccioli risulta abitato fin dal Neolitico (presso
il podere Ortaglia in località Le Serre sono state ritrovate asce in
pietra verde), ma è soprattutto dal primo millennio a.C. che si
registra una fisionomia più definita, con manifestazioni di
popolamento etrusche. I ritrovamenti testimoniano che le pendici
delle colline del territorio comunale erano luoghi di sepoltura,
tranne il sito di Ortaglia, che ha restituito anche informazioni di
tipo insediativo, attestando la dipendenza di Peccioli
da Volterra fino all'età tardoantica. Inoltre a Celli fu
ritrovata una tomba a camera, contenente materiali databili tra
la fine del VI e gli inizi del V sec. a.C.; all'interno
della pieve della Piappina fu ritrovato un cippo,
riutilizzato come acquasantiera, collocabile tra il VI e Il IV
sc. A.C.; a Legoli nel 1930 in località Poggio dei Pini fu
ritrovata una piccola tomba a nicchiotto contenente almeno due
deposizioni, tipica dell'ambito volterrano di età
ellenistica. I cinerari e i corredi sono databili al II
secolo a.C. e denotano un ceto sociale modesto, seppure la presenza
di uno strigile in bronzo e di due piccole oinochoai a
vernice nera sembrano documentare una terza deposizione, più antica,
di III secolo a.C. Il sito di Ortaglia è ubicato a circa 4 km a
est dal centro di Peccioli. Le indagini hanno restituito una grande
quantità di materiale pertinente ad un complesso santuariale
strutturatosi attorno ad un grande edificio templare risalente
all'età tardo-arcaica. Del tempio, costruito in una zona che nel
corso dei secoli successivi ha subito estesi fenomeni franosi, non
rimane nessuna traccia edificata. Rimane però un imponente pozzo,
connesso alle pratiche cultuali del santuario, al cui interno è
stata rinvenuta gran parte dei materiali relativi al tempio, a
seguito della sua ristrutturazione avvenuta alla fine del IV secolo
a.C. Le indagini si sono concentrate sia sul
piccolo pianoro, sia nel settore occidentale, dove sotto alcuni
strati franosi, sono stati individuati alcuni livelli di vita del
complesso, relativi alla prima età ellenistica e a tutto il III sec.
a.C. A cavallo del 200 a.C., il complesso di Ortaglia sembra esaurire
la sua funzione sacra e insediativa, proprio mentre la città di
Volterra avvia una significativa riqualificazione monumentale
dell'area di culto dell'acropoli. Pochissimi invece i
ritrovamenti del periodo romano. In pianura sono state
individuate tracce della centuriazione augustea, ben
visibili dall'alto, in cui si possono distinguere le
parcellizzazioni perfette. Lungo il fiume Era sono stati
ritrovati strati con ceramica per cui, vista l'ubicazione, è
ipotizzabile la presenza di un insediamento produttivo, una villa
romana. L'unica attestazione romana è stata ritrovata sul colle di
Peccioli, non in pianura. Si tratta di un'iscrizione romana oggi
murata nel Museo Guarnacci di Volterra. Le altre tracce
romane si trovano presso lo scavo di Colle Mustarola
presso Ghizzano dove è stata rinvenuta una cisterna
romana, esempio unico in contesti rurali della zona (le altre note si
trovano soltanto in nuclei urbani importanti, come Volterra e Pisa).
La presenza di una cisterna in cocciopesto indica, senza
possibilità di equivoci, che in quel luogo vi fosse bisogno di
un'abbondante risorsa idrica. Fortemente peculiari sono le
ceramiche rinvenute, databili tra il I e il IV secolo d.C., che
denotano una frequentazione da parte di persone di estrazione sociale
medio alta, elemento che a un'analisi superficiale può sembrare
non compatibile con un'area rurale così periferica. In realtà, la
strada che conduce a Colle Mustarola era una bretella commerciale
fondamentale, che collegava l'area pisana, e quindi costiera, e
volterrana con il Senese, per arrivare a Chiusi e a Roma.
Con la caduta dell'Impero romano si aprono scenari
condizionati dalle guerre e dall'arrivo dei popoli dal nord Europa
che pian piano conquistano i centri più importanti. I Longobardi che
conquistarono gran parte dei territori in mano ai Bizantini. Fu
un periodo di grande vitalità per il territorio pecciolese, che si
trovava sul confine tra queste due forze contrapposte, probabilmente
teatro anche degli scontri che ne derivarono. Vitalità che sembra
esaurirsi con l'VIII secolo per poi ricomparire con l'XI e XII
secolo e l'incastellamento promosso dalle famiglie
aristocratiche e dalla chiesa.
Storia
medievale
In epoca medievale Peccioli divenne
sede di un castello, testimoniato nei documenti a partire dall'XI
secolo, quando il Marchese Alberto, figlio del fu Opizzo e membro
dell'antica casata degli Obertenghi, nel 1061 offrì al
monastero di San Michele di Marturi, presso Poggibonsi, la sua
porzione di corti e castelli e cappella poste "in località
Petiole". Un documento del 1115 testimonia che i Da Catignano,
originari di un borgo oggi scomparso che si trovava tra Peccioli
e Montefoscoli, vendettero questo castello al vescovo di
Volterra, che a sua volta lo cedette a Pisa. Nel 1163 il Comune di
Pisa domò, sotto il comando di Ranieri Gaetani, una ribellione
sollevata da Peccioli, guidata da Giovanni Borgherucci, e per
ritorsione distrusse la rocca e le mura del castello. Il controllo di Peccioli passò nel
1186 al vescovo di Volterra con un atto del re Enrico VI che,
una volta incoronato imperatore, nel 1192 ne accordò il dominio al
Comune di Pisa, confermato nel 1209 da Ottone IV e nel 1220
da Federico II. Nel XIII secolo Peccioli ebbe una parte attiva
nel corso delle lotte tra guelfi e ghibellini, infatti nel
1282, Nino Visconti, giudice di Gallura, bandito da Pisa,
con l'aiuto dei fiorentini, divenne comandante della parte guelfa
in Toscana, e non solo cacciò i ghibellini che controllavano alcuni
comuni della Valdera per conto dei pisani, come Peccioli e
Ghizzano, ma nel 1292 divenne signore di tutta la zona. Subito il
vescovo di Volterra cercò di approfittare della situazione per
riottenere i suoi privilegi in Valdera, mettendo tutti i suoi
castelli della zona, tra i quali Peccioli, sotto la protezione dei
fiorentini. Nel 1293, con la Pace di Fucecchio tra Pisa e Firenze,
i pisani riuscirono a recuperare controllo politico e civile del
castello di Peccioli, mentre la giurisdizione spirituale fu affidata
al vescovo di Volterra. Peccioli, sotto la dominazione pisana,
divenne Podesteria della Repubblica marinara, estendendo la sua
giurisdizione su Carpugnano, Gello, Abbazia di Carigi e Montecchio.
Nel 1322 i pisani fecero restaurare un tratto delle mura del
castello, assumendo l'estensione e le caratteristiche che in parte
conserva ancora oggi, probabilmente ad opera di Castruccio
Castracani, che nel 1328 fu nominato signore di Pisa. Nel 1362 il paese venne attaccato e
conquistato per la prima volta dai mercenari fiorentini, condotti
da Bonifacio Lupi che distrussero una torre e parte delle
mura. Tuttavia nel 1364, dopo la battaglia di Cascina, il
castello di Peccioli tornò in mano ai pisani che lo tennero
stabilmente fino al 1406, quando fu consegnato ai fiorentini
da Pietro Gaetani, membro di un'illustre famiglia che aveva
acquisito molti possedimenti nella zona, soprattutto
a Fabbrica e Montelopio. Pochi mesi dopo la stessa
Pisa fu definitivamente conquistata da Firenze. Nel periodo
fiorentino Peccioli fece parte del vicariato di Lari e fu
sede di Podesteria (con giurisdizione su Lajatico, Legoli,
Orciatico, Terricciola, Soiana, Montecchio, Fabbrica, Bagno, Chianni,
Casanuova, Morrona, Santa Luce, Riparbella,
Strido, Castellina e Ghizzano) e Comune.
Storia
moderna
Per tutto il XV secolo Peccioli subì
saccheggi da parte di città e nobili anti-medicei e non mancò
al tempo stesso di ribellarsi alla Repubblica fiorentina quando
si presentò l'occasione: nel 1430 Peccioli aprì le porte
all'esercito milanese del duca Visconti, al comando del
generale Niccolò Piccinino, che aveva occupato tutta la
Valdera, per tornare, dopo pochi mesi, sotto il dominio fiorentino.
Con la Signoria di Lorenzo il Magnifico fu promulgato
l'ordinamento amministrativo tramite il quale le Comunità vennero
raccolte in Podesterie: a Peccioli furono sottoposte le comunità di
Ghizzano, Fabbrica, Lajatico, Terricciola, Rivalto e
Chianni. Un lungo periodo di tranquillità politica funestata
tuttavia da varie calamità, tra cui un'epidemia di peste tra
il 1464 e il 1468. Nel 1529 Peccioli si ribellò
nuovamente al governo fiorentino, sostenendo l'invasione del suo
territorio da parte delle truppe di Carlo V, comandate
dal principe d'Orange, che avevano assediato la città di
Firenze. Dal XVII secolo, con la sottomissione al Granducato mediceo,
ebbe inizio per Peccioli un periodo di pace e stabilità politica che
si protrasse fino all'avvento dei duchi di Lorena, i quali
avviarono i primi lavori di bonifica del territorio. La Podesteria di
Peccioli venne soppressa con la riforma del 17 giugno 1776, quando
nacque una nuova comunità comprendente Peccioli, Casanuova,
Fabbrica, Ghizzano, Legoli, Morrona, Montecchio, Terricciola, Soiana,
Strido. Durante l'epoca francese (1808-1814)
vennero aboliti gli ordinamenti precedenti ed istituita la nuova
municipalità delle "mairie", parte del Dipartimento del
Mediterraneo e alle dipendenze della Prefettura di Livorno,
mentre per gli affari giudiziari venne istituito un giudice di pace a
Peccioli. Caduto il governo francese, con la
legge del 27 giugno 1814 vennero aboliti il giudice di pace e la
"mairie", la giurisdizione civile venne attribuita ad un Podestà
risiedente a Peccioli e quella criminale al Vicariato di
Lari; la comunità comprendeva gli stessi paesi del 1776 e anche
Terricciola e Lajatico. Il 16 settembre 1816 vennero ripristinati
il Gonfaloniere, in carica per tre anni, i Priori e il
Consiglio Generale. In questo periodo la comunità di Peccioli
comprendeva Casaglia, Cedderi, Fabbrica, Ghizzano, Libbiano e
Montecchio; faceva parte della Camera di Pisa e del circondario
di Pontedera.
Storia
recente
Con Leopoldo II, nel 1844,
Peccioli divenne sede di cancelleria, con giurisdizione su Lajatico e
Terricciola. Nel 1860, con il plebiscito per l'annessione
al Regno sabaudo, si ebbe un nuovo ordinamento nella pubblica
amministrazione. Nel 1863 Peccioli faceva parte del mandamento di
Lari. Dall'Unità d'Italia Peccioli è un comune
comprendente Fabbrica, Ghizzano, Legoli, Montecchio, Montelopio,
Libbiano e Cedri. Con l'avvento del fascismo furono
soppressi i consigli comunali e nel 1927 ritornarono i Podestà.
Durante il secondo conflitto mondiale il paese subì
notevoli danni finché i soldati americani, il 14 luglio 1944,
entrarono da via Carraia e liberarono il paese.
